Cento anni di storia

 Cento anni di storia

Quattro generazioni di Tambussi nel segno dell’ospitalità.

Pei significa fonte ed è una località la cui origine si perde nella notte dei tempi.
Un viaggio nel tempo,a ritroso nei decenni e nei secoli, per sentieri percorsi da mercanti, pellegrini, cavalieri in armi, eretici,banditi, contrabbandieri:la via del sale, la via del mare, la via francigena, oggi le strade perdono i loro nomi,fino a pochi decenni orsono le strade avevano anche i cognomi che designavano la tipologia della strada e dunque il suo significato, mulattiera, carrareccia, carrozzabile, camionabile, e noi oggi immaginiamo i nostri nonni e i nonni dei nostri nonni condurre animali carichi di bisacce, e in queste bisacce il sale, le acciughe, o l ’uva e le castagne, e così facendo mettevano in comunicazione il mare e oltrepò, le terre d ’oltremare e la grande pianura padana, e insieme al sale e al vino portavano idee, notizie, speranze e paure: un esercito di lanzichenecchi sta calando sulla penisola!

In Francia hanno ucciso il re e tutti i nobili! Per queste valli sono passati eserciti provenienti da ogni parte del mondo, africani persino: con cento elefanti e centomila soldati guidati da Annibale i cartaginesi hanno sbaragliato le legioni romane sul Trebbia e colonizzato le valli della zona.
Dopo Annibale, dopo i Romani, ecco i secoli bui del Medioevo, i tormenti della fede, l’Appennino è terra di eremiti e di streghe.
La prima fonte storica certa è del 1200. A quel tempo Pei faceva parte del marchesato di Pregola. A partire dalla fine del Cinquecento divenne feudo dei Malaspina e comincia la storia moderna fatta di commerci dall’oltrepò al mare, riso, uva, vino, castagne, acciughe, i mulattieri attraversavano l’Appennino seguendo vie basse nella stagione invernale,e lungo i più veloci crinali dal disgelo di primavera e per tutta l’estate e l’autunno fino alle prime nevicate.

Per secoli la vita dell’Appennino è quella di una regione montana,con un ’economia legata ai traffici dei mulattieri e alle risorse del bosco e dei pascoli. Fin dal 1905 i fratelli Tambussi, Geppo e Angiolino, gestivano la locanda di Pei. Geppo era il bisnonno di Carlo, l’attuale gestore della Capannette di Pei che sorsero negli anni Dieci del Novecento come stazione di villeggiatura estiva. Con la bella stagione Geppo chiudeva la locanda in paese e si trasferiva alle Capannette, dove oltre a continuare a svolgere la fondamentale funzione di stazione di cambio animali e sosta per i mulattieri ospitava i primi turisti,che venivano da Alessandria, Tortona, Voghera, Genova, ed erano benestanti, professionisti, avvocati, signorine cui il medico aveva raccomandato una vacanza all’aria aperta.

Le estati alle Capannette erano movimentate dalla gioventù dorata di Alessandria, di Genova, gli studenti di buona famiglia che dormivano nel fienile, mentre nel prato antistante l ’albergo si montavano grandi tende bianche a gazebo.

Con il miglioramento delle strade arrivano le prime automobili e nel 1939 l’edificio viene ampliato: si costruisce il grande portico e la veranda che ancora oggi domina il belvedere. Dopo la guerra la gestione passa a Lino e Mariuccia, tante cose cambiano, gli anni Cinquanta, nuove forme di turismo, le famigliole sulla Seicento, l’apertura della sciovia e la sempre più grande popolarità dello sci. Oggi è la quarta generazione di Tambussi a gestire le Capannette di Pei, Carlo e la moglie Mirella.